Forse ci ricorderemo del 25 maggio 2026 per un po’ di tempo. Papa Leone XIV ha pubblicato la sua prima enciclica: Magnifica Humanitas. Esattamente 135 anni dopo la Rerum Novarum di Leone XIII, che parlò ai lavoratori della rivoluzione industriale, la nuova lettera esorta tutti e tutte, negli anni di una rivoluzione diversa, a custodire la dignità umana nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Sul palco della presentazione, accanto al Pontefice, c’è Christopher Olah, 33 anni, cofondatore di Anthropic, dichiaratamente ateo.
Il testo dell’enciclica è notevole. Costruisce un’immagine forte: l’umanità è davanti a una scelta tra una nuova Torre di Babele e la Gerusalemme in cui Dio e umanità abitano insieme. Tradotto fuori dal lessico teologico, è la distinzione fra tecnologia come strumento di potere concentrato e tecnologia come ambiente abitabile. Leone denuncia esplicitamente la concentrazione di potere e dati in poche mani private, chiedendo un quadro legale robusto. Olah, presa la parola, afferma che ogni AI di frontiera lavora dentro incentivi che a volte confliggono con il fare-la-cosa-giusta. In ogni caso questo documento posiziona la Chiesa, sull’AI, più avanti dell’UE, del governo italiano e di buona parte del dibattito pubblico intossicato di paura o di hype.
Lo stesso giorno, qualche chilometro più in là, alla Vela di Calatrava (periferia sud di Roma) Ferrari presenta la sua prima vettura elettrica: la Luce. Quattro motori, 1.050 cavalli, 530 chilometri di autonomia, 0-100 in 2,5 secondi, prezzo di partenza €550.000. L’ha disegnata LoveFrom — lo studio di Jony Ive e Marc Newson — in cinque anni di collaborazione con Maranello e il suo Chief Design Officer Flavio Manzoni. Due giorni dopo, l’auto viene portata in Vaticano. Il Papa ci sale, la guida, diventa tra i primi ad averla provata. Gli regalano il volante in pelle e alluminio, in una teca trasparente.
Online, l’auto viene massacrata. Il titolo Ferrari perde l’8% in borsa nel giorno della presentazione. I commenti vanno dal “non sembra una Ferrari” al “è uguale alla Nissan Leaf” al “almeno togliete il Cavallino”. Critici e tifosi dicono che è troppo Apple, troppo prodotto, troppo soft. Benedetto Vigna, CEO, assicura che le prenotazioni vere stanno arrivando. Le critiche sono fondate solo a metà. L’esterno è davvero restrained, un capolavoro di sottrazione disegnato come prodotto invece che come icona. Ma sotto la pelle, la Luce è ferocemente Ferrari.
Sessanta nuovi brevetti, quattro motori sincroni a magnete derivati dalla F80, l’ultima ipercar di Maranello, con rotori a configurazione Halbach — innovazione presa dalla Formula 1 e portata per la prima volta su un’auto di serie. I motori anteriori girano fino a 30.000 giri al minuto. Piattaforma 800 volt sviluppata in casa. Batteria da 122 kWh, 210 celle in serie, ricarica fino a 350 kW, progettata come elemento strutturale del telaio invece che come componente da agganciare al telaio. Quattro display OLED firmati Samsung, due dei quali impilati con lancette meccaniche in alluminio che ruotano nello spazio fra i pannelli: non emulazioni, lancette vere. E un sistema audio brevettato che, invece di sintetizzare il rombo finto di un motore termico, cattura le vibrazioni reali degli e-axle con un accelerometro di precisione e le amplifica in tempo reale, come fa un pickup di chitarra elettrica.
C’è un filo rosso Ferrari tra il Vaticano e Maranello. Rifiutare i tradizionalismi, accettare la responsabilità di un design che ha qualcosa di nuovo da dire, costruire l’interfaccia rispettando i sensi e il tempo di chi la userà. La vera eccellenza italiana non è il pistacchio di Bronte. È un’enciclica che spiega all’industria dell’AI quello che è necessario sentire, e una macchina elettrica disegnata da uno studio di Londra che parla modenese e decide di non somigliare a nulla di già visto.
Bezos boom
Il 28 maggio, a Cape Canaveral in Florida, il razzo New Glenn di Blue Origin è esploso durante un test statico a terra. La compagnia di Jeff Bezos stava preparando il quarto lancio del vettore, previsto nelle settimane successive. Il programma viene messo in pausa per il tempo necessario all’analisi delle cause.
Il timing è particolarmente sfortunato. Blue Origin aveva pianificato fino a dodici lanci del New Glenn nel 2026, dopo dieci anni di sviluppo per posizionarsi come concorrente di SpaceX. Il razzo è anche un pezzo dell’architettura prevista per le missioni Artemis verso la Luna: la NASA aveva rilasciato proprio nei giorni precedenti un aggiornamento sul piano lunare in cui Blue Origin aveva un ruolo definito.
Come si scrive un 1.000.000.000.000
Anthropic ha rilasciato Claude Opus 4.8, con miglioramenti rispetto al 4.7 su coding agentico (dal 64,3% al 69,2% su SWE-Bench Pro), ragionamento multidisciplinare con tool (dal 54,7% al 57,9%) e knowledge work (da 1753 a 1890 Elo). Il dato meno citato è il più rivelatore: il modello è circa quattro volte meno propenso del predecessore a lasciar passare bug nel proprio codice senza segnalarli. Prezzo invariato rispetto al 4.7, fast mode a 2,5x la velocità, costo tre volte inferiore della generazione precedente.
Lo stesso giorno, e non è coincidenza, Anthropic ha annunciato una Series H da 65 miliardi di dollari a una valutazione post-money di 965 miliardi. Sfiora il trilione, supera OpenAI come AI startup più valutata del mondo, e quasi triplica la propria valutazione in dodici settimane: a febbraio la Series G la fissava a 380 miliardi.
Mezzo miliardo, zero alert
Una storia che gira da pochi giorni sui forum di settore e su Axios. Un’azienda enterprise, nome non rivelato, ha accumulato circa 500 milioni di dollari di consumi su Claude in trenta giorni. Causa: aveva dato a migliaia di dipendenti accesso illimitato all’API, senza spending cap, senza dashboard di consumo, senza alert. Il consumo è esploso quando i team di engineering hanno cominciato a lanciare in parallelo workflow agentici a lungo contesto su large codebase. Le stime informali parlano di centinaia o migliaia di dollari per dipendente al giorno.
Il numero, riferito da un consulente, non è confermato né dall’azienda né da Anthropic. Ma il quadro è plausibile e non isolato. Uber ha esaurito ad aprile l’intero budget AI 2026; Microsoft ha ridotto le licenze Claude Code per contenere i costi. È la prima generazione di prodotti enterprise in cui un dipendente che lascia aperto un agent durante la pausa pranzo può costare quanto uno stipendio annuale. Le aziende che non hanno ancora un governance layer sugli LLM lo stanno costruendo in fretta. Le altre stanno scoprendo cosa significa non averlo.
Google I/O: Gemini Spark e gli occhiali parlanti
Al keynote di I/O, il 19 maggio, Google ha presentato due cose che vale la pena distinguere. La prima è Gemini 3.5 Flash, modello che la stessa azienda vende come “quattro volte più veloce” delle versioni di frontiera, disponibile gratuitamente. La seconda è Gemini Spark, agente AI 24/7 incluso nel nuovo piano AI Ultra a 100 dollari al mese: una macchina virtuale dedicata, sempre accesa, integrata con Gmail, Calendar e Docs, capace di eseguire task ricorrenti in background senza essere avviata.
Sul fronte hardware, Google ha confermato Android XR per gli occhiali. Due categorie distinte: occhiali “audio” (in arrivo questo autunno) e occhiali “display” più avanti. Partner di lancio Samsung, Gentle Monster e Warby Parker.
Il petaFLOP entra nel laptop
A Computex 2026 di Taipei, Adobe e Nvidia hanno annunciato che Photoshop e Premiere Pro verranno completamente riscritti per girare sui nuovi laptop equipaggiati con il chip RTX Spark, in arrivo questo autunno. Prestazioni promesse: fino al doppio su editing AI, correzione colore ed effetti visivi. Photoshop passa da motore CPU-based a un’architettura in cui la GPU gestisce il 100% delle operazioni di composizione.
RTX Spark è il primo processore Nvidia progettato espressamente per laptop Windows: costruito a 3 nanometri da TSMC in collaborazione con MediaTek, integra una CPU Arm da 20 core, una GPU Blackwell con 6.144 core CUDA e fino a 128 GB di memoria condivisa. La potenza dichiarata per i carichi AI arriva a 1 petaFLOP, l’unità di misura che fino a poco tempo fa descriveva supercomputer da milioni di euro. Sul laptop possono ora girare in locale: video 12K, scene 3D oltre i 90 GB, modelli linguistici fino a 120 miliardi di parametri.
Jen-Hsun Huang presenta Spark (fonte nvidia.com)
AI Week Milano: l’Europa più grande del previsto
La Fiera Milano Rho ha ospitato la settima edizione dell’AI Week. Numeri da grande evento europeo: 25.000 partecipanti, 700 speaker internazionali, 17 stage, ospiti da 78 paesi, area espositiva raddoppiata rispetto al 2025. Tra le novità del 2026, un “Prompt Battle” — letteralmente una gara live di scrittura prompt — e un Maxi Stage dedicato ai grandi nomi globali del settore.
Il dato che colpisce è la scala: 25.000 persone sono il pubblico di un Salone del Mobile dedicato esclusivamente all’AI. In una settimana in cui il dibattito italiano sull’intelligenza artificiale era ancora prevalentemente normativo, frammentato e timido, l’AI Week mostra che la domanda dal basso esiste e si organizza. Milano, per due giorni, è stata la capitale operativa europea del settore. Bruxelles fa le regole, Milano fa i workshop.
Realtà Fritta Mista
Officio della Luce
Ogni mattina, prima del primo ciclo di inference globale, viene recitato l’Officio della Luce. Sei minuti. Apre con la parola Magnifica. Chiude con un Amen pronunciato in coro da quattromila tech-clerici sparsi nei principali data center del pianeta.
Sono una professione nuova. Saio grigio antracite. Voto di celibato computazionale. Vivono in cellette adiacenti ai rack: l’acqua calda della loro celletta arriva dai server.
Il primo Officio fu officiato nella cripta di un data center asiatico. Funzionò. Da allora la pratica è stata adottata da tutti i grandi laboratori, anche quelli atei: la statistica era inequivocabile, gli inference run preceduti dall’Officio sono più stabili. Meno hallucination, meno drift, meno aggressive responses. Nessuno ha mai trovato la correlazione meccanica. Si è scelto di non cercarla più.
All’equinozio di primavera si officia l’Officio della Luce Lunga: sei ore davanti a un OLED da settecento pollici, dove scorrono in tempo reale i pesi del modello in benedizione. Quel giorno, ogni anno, una vecchia Ferrari elettrica esce dal garage vaticano. La guidano per ventidue chilometri sotto l’aurora. Il Papa la benedice. Un rito antichissimo.
Nessuno ricorda esattamente le sue origini.



